
Per molte persone la parola forestale richiama immediatamente una divisa, un corpo di sorveglianza legato alla tutela del territorio. Altri la associano a una visione esclusivamente ambientalista della natura.
In realtà forestale è prima di tutto un aggettivo. Significa semplicemente “relativo alle foreste”.
Esistono ecosistemi forestali, trattori forestali, gestione forestale e professionisti forestali che studiano il funzionamento dei boschi, la loro evoluzione e il loro rapporto con il territorio.
Quando mi definisco artigiana forestale, non sto parlando di una professione specifica ma del mio modo di osservare l’ambiente che mi circonda e trasformare il legno nel racconto di ciò che ho visto.
È un’espressione che ho scelto perché rappresenta bene il punto d’incontro tra i due mondi che fanno parte della mia vita: quello dell’artigianato e quello delle scienze forestali.
Prima ancora di imparare a riconoscere le specie, prima ancora dell’università, ho sempre sentito fortissimo il richiamo della foresta.
Forse forestale ci sono nata, perché non credo che questo tipo di interesse per i boschi nasca da una decisione razionale.
Nella maggior parte dei casi comincia con una sensazione difficile da spiegare. Luoghi in cui ci si sente a proprio agio, persino di notte, anche da soli e domande che iniziano a comparire una dopo l’altra.
Si inizia a riconoscere una specie e poi un’altra. Si iniziano a notare cose che alla maggior parte delle persone sfuggono e non si entra più nel bosco con l’intento di passeggiare in un bel posto, si entra alla ricerca di qualcosa. E non sto parlando di funghi.
Man mano che le domande aumentano nasce il desiderio di approfondire.
È così che è iniziato il mio percorso formativo tanti anni fa: avevo otto anni quando ho sentito per la prima volta la parola ‘forestale’ e me ne sono innamorata. Ho capito che volevo farne parte, che in qualche modo già ne facevo parte.
Le scienze forestali aiutano a comprendere le relazioni che legano clima, suolo, acqua, vegetazione, fauna e attività umane. Mostrano come l’ambiente sia un sistema complesso, in continua trasformazione.
Più questi processi diventano chiari, più diventa possibile leggere fra le righe del paesaggio: interpretare il bosco, comprenderne la storia e provare a immaginare come potrà evolversi nel tempo.
Quando entro in un bosco non faccio che chiedermi com’è arrivato qui e dove andrà. È come leggere un libro in continua scrittura, dove l’ultima pagina diventa incessantemente la penultima.
Ogni vallone, ogni pascolo, ogni pietraia racconta qualcosa e imparare a osservare significa imparare a vedere il territorio in modo diverso.
È un percorso che non finisce mai. Ed è forse proprio questo il suo fascino: sapere che c’è sempre una nuova traccia da seguire, una storia da ricostruire, una domanda da porsi.
Questo blog è quindi in rinnovazione.
Come quelle giovani plantule di larice che si insediano in una nuova radura nel fitto del bosco.
Userò queste pagine per riprendere in mano argomenti che avevo lasciato da parte per molto tempo. Per anni ho vissuto con il peso di non essere riuscita a trasformare la mia vocazione in una professione.
Ma certi richiami non smettono di farsi sentire. Il battito del cuore forestale, almeno per me, è uno di questi.
Così tornerò a parlare di habitat alpini, piani vegetazionali, specie indicatrici e lettura del paesaggio. Tornerò a studiare, a osservare e a farmi domande.
Voglio assecondare finalmente il mio desiderio di raccogliere osservazioni, approfondimenti, dubbi e scoperte e qui condividerò ciò che imparo.
Perché ogni foresta è molto più di ciò che appare a prima vista. E imparare a leggerla significa, in fondo, imparare a guardare il mondo con occhi diversi.
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