
Perché non voglio che il mio blog sia un imbuto
Giuro che per un po’ ci ho provato a fare le cose “come si deve”.
Ho scritto gli articoli come andavano scritti, ho creato risorse gratuite scaricabili e ho inviato per qualche mese una newsletter che mi sembrava utile.
Poi ho cancellato tutto, perché io non sono capace di seguire le istruzioni.
A quanto pare, per far funzionare un blog, bisogna fare mille cose rimanendo però sempre coerenti con se stessi.
Io non posso. Per me è impossibile.
Perché per essere coerente con me stessa devo fare a modo mio, anche quando tutti dicono che è controproducente.
Vent’anni fa i blog erano nati come diari online. Nel tempo si sono strutturati e stratificati e adesso nessuno più usa il blog come se fosse un diario, anzi, è una pratica altamente sconsigliata.
Oggi il web è pieno di articoli utili su qualsiasi argomento. Ma, anche quando parlano di cose diverse, sono tutti simili fra loro: titoli accattivanti e testi strutturati per essere letti in fretta. Alla fine poi c’è sempre qualcosa da scaricare e una newsletter a cui iscriversi.
Lo chiamano funnel.
Significa “imbuto”.
In pratica è un modo per trasformare chi legge in potenziale cliente: si parte da un contenuto utile, si offre una risorsa gratuita in cambio dell’iscrizione alla newsletter, si costruisce fiducia nel tempo e, prima o poi, si arriva all’acquisto.
Non è un processo lineare, ma è più o meno così che funziona. E dall’altra parte c’è un disperato che, oltre a fare tutto ciò che serve per portare avanti la propria attività, scrive, cercando di differenziarsi ed emergere tra migliaia di contenuti simili e ugualmente utili.
Dietro la gestione di un blog (e di una newsletter) c’è un lavoro immenso, che non viene mai raccontato da nessuno. Una fatica immane, che tu non hai idea.
Ecco, io avrei dovuto essere in quella situazione, e per un po’ ci ho provato.
Sicuramente è la strada corretta per la maggior parte dei business online, ma nel caso di un’artigiana/artista per me non ha alcun senso. Seguendo questo schema da manuale rischiavo di perdere me stessa.
Ho sempre sognato di avere un blog, per cui ho approfondito molto l’argomento. Sono grata a tutte le insegnanti e mentori che ho avuto in questi anni. Parte del loro lavoro su di me ha dato i suoi frutti: se in questo sito senti il profumo del bosco e percepisci un po’ della mia personalità, io lo devo a loro.
Ma sono veramente una pessima allieva e adesso sono qui a fare esattamente tutto il contrario, perché non era così che sognavo di scrivere in questo blog.
Io volevo che fosse una piccola finestrella sul mio mondo, un modo per conoscermi meglio e farmi conoscere attraverso il mio scrivere. Non mi piace l’idea di costruire un imbuto che spinga la gente a comprare.
Non è in linea con quello che sono io e non mi appartiene.
Preferisco che chi si iscrive alla mia newsletter non lo faccia sulla spinta di una risorsa gratuita, ma per sincero desiderio di ricevere aggiornamenti. Per questo sono tornata a un formato basilare per le mie email.
Non voglio far perdere tempo con lunghe missive che non si ha tempo di leggere e non voglio contribuire all’accumulo inutile di file digitali, che là fuori ce n’è anche troppi.
Mi piace scrivere e vorrei farlo per le persone a cui piace leggere, non per i potenziali clienti.
Io ricerco da sempre una vita semplice, e spero che le mie parole non servano solo per avere qualche minuto di leggerezza. Vorrei che spingessero un pochino anche alla riflessione e alla ricerca di un modo più vero e consapevole di vivere. Anche nella tecnologia.
Non mi interessa avere un blog di successo. Mi interessa essere me stessa.
E chissà, forse proprio per questo, in un mondo sempre più artificiale, tornare imperfetti può essere la differenza che stiamo cercando.
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